TENNIS SPECCHIO DELLA VITA
di Chicca
Morone
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Novak Djocovic
Davvero incredibile la battaglia in semifinale
contro Sinner vinta da Novak Djocovic in Australia, un paese che aveva cercato
di porre fine alla sua carriera tennistica nel lontano 2022 quando lui aveva semplicemente
scelto di tutelare il proprio corpo! Rifiutando l’inoculazione della sostanza
priva di una qualsiasi sperimentazione attendibile, era stato estromesso dalla
competizione. Non l’unico a produrre l’esenzione, ma nella posizione di numero uno
al mondo doveva risultare come monito per chiunque non volesse obbedire: un
capo carismatico umiliato. Novak, cresciuto nella Serbia devastata dalla
guerra, è sopravvissuto ai bombardamenti, in una famiglia che ha sacrificato
tutto - finanziariamente, emotivamente, fisicamente - per dare al ragazzino la
possibilità di inseguire un sogno. Quello sfondo ha forgiato la resistenza che molte
persone ancora sottovalutano, perché è solo attraverso le difficoltà e il duro
lavoro su se stessi che il potenziale non solo fisico può emergere. In lui è
emerso a 360°, non c’è dubbio!
Difficile
accettare che un atleta abbia potuto dominare nel campo da tennis così tanti
anni, dall’epoca in cui Rafa Nadal e Roger Federer erano in cima alla
classifica a oggi con Carlos Alcaraz e Yannik Sinner che si alternano sui podi
internazionali. Eppure Novak lo sta facendo con una personalità al di fuori
degli schemi, un esempio per chiunque, anche non tennista, voglia scorgere in
lui il simbolo dell’uomo non appiattito nella banalità dell’apparenza, della
superficialità, della seduzione degli applausi (pur apprezzandoli giocosamente).
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| Novak Djocovic |
Ha raggiunto nuovamente la terza posizione nella classifica mondiale. È un uomo
generoso, divertente nelle sue esibizioni fuori concorso, pronto a dare
spettacolo nell’ottica di sensibilizzare il pubblico nei confronti della
disabilità, come insieme a Maria Sakkari, protagonisti dell’emozionante partita
di tennis in carrozzina durante un evento di beneficenza alla Rod Laver Arena
che ha fatto parte degli Australian Open 2024. Inoltre abbiamo saputo di quanto
sia stato di aiuto finanziariamente ad altri atleti non solo durante la
chiusura del Covid: sono stati anni difficili per tutti, ma lui non ha mai pensato
solo a se stesso. Già nel 2007 aveva fondato The Novak Djokovic Foundation
Onlus Mission che costruisce scuole e supporta ragazzi svantaggiati, cosa di
impatto reale lontano da pubbliche relazioni ed esibizioni di filantropia. Certo,
in un mondo che era governato dall’informazione globalista in cui tutti avremmo
dovuto eseguire gli ordini deliranti che arrivavano dall’alto (il caffè al
banco sì, seduti no perché era noto che il virus navigava solo a bassa quota) Novak
si è eretto in tutta la sua statura (di circa un metro e novanta) seguendo la
propria etica e i propri ideali, mostrando come l’esclusione non sia stata una
decisione del tennis, ma politica: oggi con le migliaia di documenti Epstein desecretati
possiamo immaginare da chi fossero arrivati gli ordini di dare un segnale forte
sull’obbligo vaccinale. Antony Fauci e compagni di merenda non perdonavano.
Novak
Djokovic è un personaggio unico: parla fluentemente diverse lingue oltre alla
sua madrelingua serbo, inglese, tedesco, francese, italiano e spagnolo, e ha
dimostrato di conoscere anche il cinese e l’arabo, oltre a un po’ di portoghese
e russo, arrivando a essere considerato poliglotta per le sue capacità di
comunicare in circa 10-11 lingue, ma riesce a rimanere centrato su se stesso,
senza perdere la calma nelle molte occasioni in cui giornalisti poco educati lo
incalzano.
Impossibile
far finta che non abbia tagliato traguardi impensabili: a quasi 40 anni ha
battuto in 5 set il nostro eroe nazionale, uno Jannik Sinner inspiegabilmente
in crisi di fronte all’avversario... forse ciò che emana dal serbo è quel
carisma che ha inibito la determinazione del pur fuoriclasse nostrano, segno
che in campo non sono scesi due robot! È stato difficile per i tifosi di Sinner
accettare la sconfitta del loro beniamino, mentre per il diretto interessato,
nonostante il boccone amaro da ingoiare, la vittoria del serbo (campione del
mondo per una manciata di anni) resta una tappa della sua carriera, una lezione
da apprendere come Rafael Nadal ha vaticinato. Lunga vita ai fuoriclasse che
sanno quanto vittoria e sconfitta siano due impostori, frase incisa nell’atrio
de Centre Court di Wimbledon tratta dalla lettera scritta da Rudyard Kipling al
figlio per distinguere fra il bene e il male.


