IL CASO
VANNACCI
di Luigi
Mazzella

Divorzio...
Sono
profondamente convinto che un pensiero, in modo vero e totale libero da
condizionamenti di ogni tipo, aiuterebbe a capire che cosa
stia veramente accadendo nel nostro Occidente, dilaniato da odio e contrasti
insanabili. Sono anche consapevole, però, che il presupposto
indispensabile di una tale condizione mentale è il coraggio e che su di esso
ciò che ha scritto Alessandro Manzoni, a proposito di Don Abbondio, resta
insuperabile. Dopo quel che è trapelato da oltre Oceano
circa lo stretto connubio tra il partito Democratico di Obama e di Clinton con
il Deep State della CIA, dell’FBI, del Pentagono, della lobby
ebraica di Wall Street (e della City di Londra) e dell’industria
delle armi non è un contro-senso ritenere che un eventuale “Club degli Affari
Bellici” un tempo insediato alla Casa Bianca di Joe Biden, avvalendosi della
CIA negli States e dei Servizi d’intelligence cosiddetti “deviati”(ovviamente
dalla stessa CIA) in Europa, voglia dare tardivi e furibondi “colpi di coda”
alla Amministrazione Trump, vittoriosa alle elezioni americane ma
ferocemente contrastata oltre Oceano da una Sinistra pauperistica ed
elemosiniera (pur priva di guide veramente carismatiche da contrapporre al
tycoon statunitense ). In Italia, la situazione è
addirittura più grave per l’esponente Repubblicano: persino la Destra di
Giorgia Meloni, del “volenteroso” Guido Crosetto, del bellicoso Antonio Tajani
e di un sempre incerto Matteo Salvini è diventata parte di quello
schieramento prevalentemente “sinistrorso”. Non a caso Viktor Orban
si è tenuto, a suo tempo, ben lontano da “baciamani” (con inchini
o per tabulas) a Joe Biden. Le profferte servili successive
all’elezione di Trump della Presidente del Consiglio Italiana non hanno
convinto nessuno (neppure in Italia) e non è da escludere che, dopo aver perso
la fiducia anche nel titubante Salvini, il Presidente Statunitense stia dietro
“l’operazione Vannacci”, considerata in maniera positiva non tanto per
le “qualità” o le “idee” dell’uomo quanto per la crescita progressiva degli
astensionisti dal voto da parte di elettori contrari alle guerre e alle
guerriglie. Vedremo, come andrà a finire. Pesa su tale ipotesi di
“riscossa”, la presenza dei Cinque Stelle per così dire “in
agguato”. È vero che chiamandolo Giuseppi (al plurale) Trump aveva
mostrato, già tempo fa, di diffidare di Conte per una sua probabile “doppiezza”
e di temere la mediazione di potenti associazioni per i suoi rapporti con
i “Democratici”, ma in politica le cose possono cambiare.
Certo,
conoscendo, altresì, molto bene il ruolo di “agente provocatore” svolto
dal Movimento fin dagli anni di Beppe Grillo (un leader, come Volodymyr Zelensky, scelto dai Democratici nel “vivaio”
dell’avanspettacolo) i sonni del Presidente non saranno tranquilli; ma egli sa
bene che per lui è tempo di veglia. Come per noi, d’altronde!


