di Ferruccio Capelli
Pagine
- HOME
- IL LATO ESTREMO
- FUORI LUOGO
- AGORA'
- LA LAMPADA DI ALADINO
- ALTA TENSIONE
- FINESTRA ERETICA
- ARTE
- SOCIETA' DI MUTUO SOCCORSO
- I DOSSIER
- I LIBRI DI GACCIONE
- BIBLIOTECA ODISSEA
- SEGNALI DI FUMO
- I TACCUINI DI GACCIONE
- NEVSKIJ PROSPEKT
- LA GAIA SCIENZA
- LIBER
- GUTENBERG
- GROUND ZERO
- LA CARBONERIA
- CAMPI ELISI
- LA COMUNE
- OFFICINA
- QUARTIERE LATINO
- IL PANE E LE ROSE
- MARE MOSSO
- LITTERAE
- DALLA PARTE DEL TORTO
- NO
- NOTE
- FORO
- KAOS
- LUMI
- ARCA
- CIAK
- IL GIURAMENTO DI IPPOCRATE
UNA NUOVA ODISSEA...
DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES
Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.
Angelo Gaccione
LIBER
L'illustrazione di Adamo Calabrese
FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)
Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)
domenica 8 settembre 2013
UN’EMERGENZA IN CASA DELLA CULTURA
venerdì 30 agosto 2013
ECONOMIA: IL DOMINIO DELLA CHIACCHIERA
di Fulvio Papi
Lo scrivente (sembra una parola quasi burocratica ma si può leggere in uno splendido poemetto*) è quasi certo di conquistarsi il posto che spetta a uno degli ultimi discendenti dell’antica famiglia europea, ma è certo che le attuali condizioni della comunicazione provocano di fatto una selezione del mondo (come insieme di fatti) dove ogni cosa appartiene alla medesima superficie -un capolavoro dell’uguaglianza- attenta a quello che è sotto il naso con una invincibile abolizione della temporalità e una diffusione di credenze e di immaginazioni poi non lontanissime per il loro senso da quello che, in un’altra cultura, nella seconda metà del ’600, facevano ritenere -almeno al popolo minuto di Londra- testimone Defoe- che le comete annunciassero incendi devastanti e non meno, anzi più, devastanti diffusioni della peste.
Se le cose stanno così non c’è da meravigliarsi che avesse ragione l’ormai vecchio Heidegger (quanti torti e quante ragioni) quando vedeva nell’inevitabile esperienza quotidiana il dominio della chiacchiera. La chiacchiera, in una orchestrazione che nella Selva Nera negli anni Venti non era immaginabile, ha questo di caratteristico che è la stessa forma che assume il mondo, tanto grande è il suo potere. Un mondo liquido, ha detto un celeberrimo sociologo che, sviluppando la metafora, non consente di capire né come si sia formata l’acqua, né come aumenti, né dove vada, né se noi l’abbiamo solo tra i piedi o se, un poco simili a dannati danteschi, ormai arriva alla testa.
Se guardiamo la situazione in questa prospettiva sappiamo che il nostro paese sopporta situazioni sociali (malavita, connivenza affari sporchi-politica, evasione fiscale, infrastrutture sbagliate ecc. ecc.) che provocano diseconomie enormi. Le quali, è triste a dirlo, appartengono ormai alla forma storica prevalente della nostra riproduzione sociale.
È melanconico osservare che di fronte a diseconomie che si sono strutturate a livello della riproduzione sociale, si trovi che la terapia è il costo del lavoro. Nel salario, economicamente come componente del costo di produzione, si gioca una forma di civiltà. Bisogna saperlo. Sono questioni molto difficili in cui il crollo sovietico e la globalizzazione ci hanno gettato. E anche qui un poco di storia non andrebbe male e una occhiata un poco approfondita sulle modalità del capitalismo contemporaneo. Non si può parlare di “competitività” senza sapere che cosa si sta dicendo.
![]() |
| Scultura di Brenno Pesci |
È certo invece che in questo luogo si formano idee (peccato sprecare così il significato originario della parola), valutazioni, propositi, situazioni da basso teatro, e personaggi. Altrimenti non sarebbe spiegabile come indubitabili imbecilli d’entrambe le facce della luna, capiti di doverli considerare come figure importanti e, in certo senso, non si possa farne a meno. Costoro sono sempre più impegnati a diventare autori dell’enciclopedia dell’epoca in una delirante stima di sé.
Cari amici, questo è il vantaggio del realismo e l’effettualità è un’altra cosa?
Per quanto riguarda la vita comune è un poco imbarazzante sentire anche a sinistra (capisco i più giovani, ma i veterani dovrebbero sapere che la parola ha un significato e non è solo un segno), si ripetano, senza un poco di analisi, due temi importanti. Si dice: ci vogliono investimenti; ed è necessario per la ripresa (che senso storico ha ri-petere?), l’ampliamento della domanda interna.
Cerchiamo di capirci. Ci sono in Italia imprese efficienti e ben dirette che producono merci affidabili o preziose che hanno un loro mercato (e tengono in piedi il paese). Se a queste imprese, prive di un credito sufficiente e magari creditrici di enti pubblici, si fa arrivare un po’ di denaro che consenta, contemporaneamente, di allargare e migliorare la produzione attraverso arricchimenti tecnologici e l’assunzione di forza-lavoro giovane, va benissimo. Anzi è quanto si deve fare sul momento. Ma molto più in generale quando si parla di investimenti occorre dire da parte di chi, con quali margini di profitto, in direzione di quale mercato. Sono risposte che, in una iniziativa economica proporzionata alle dimensioni delle risorse planetarie, occorre tentare di dare. Altrimenti sono un’aggiunta di chiacchiere.
Se guardiamo la situazione in questa prospettiva sappiamo che il nostro paese sopporta situazioni sociali (malavita, connivenza affari sporchi-politica, evasione fiscale, infrastrutture sbagliate ecc. ecc.) che provocano diseconomie enormi. Le quali, è triste a dirlo, appartengono ormai alla forma storica prevalente della nostra riproduzione sociale.
Schumpeter è un libro e Olivetti una nostalgia.
Lo scrivente crede anche di sapere che per la cultura economica diffusa, una specie di stantio manuale alla Kuhn, si può passare per teorici stravaganti se si sostiene che per avviare un processo economico che abbia senso occorre che vi siano precondizioni sociali adatte o adattabili. Proviamo a pensare negli anni scorsi il rilancio pieno del confucianesimo in Cina. Per quanto ci riguarda sarebbe bene chiederci quali siano le precondizioni sociali che hanno gettato in uno spreco insensato somme favolose di denaro pubblico.
Chi “privatamente” o “politicamente” (ma la callida iunctura non starebbe male) lucrava su queste diseconomie che depredavano il denaro di tutti e quello europeo per investimenti improduttivi?
È melanconico osservare che di fronte a diseconomie che si sono strutturate a livello della riproduzione sociale, si trovi che la terapia è il costo del lavoro. Nel salario, economicamente come componente del costo di produzione, si gioca una forma di civiltà. Bisogna saperlo. Sono questioni molto difficili in cui il crollo sovietico e la globalizzazione ci hanno gettato. E anche qui un poco di storia non andrebbe male e una occhiata un poco approfondita sulle modalità del capitalismo contemporaneo. Non si può parlare di “competitività” senza sapere che cosa si sta dicendo.
Quanto alla espansione della domanda interna come molla per la “ripresa” economica è un altro argomento, ad essere gentili, da disambiguare. Un solo cenno: quanto nella formazione della domanda era determinato anche dallo spreco del quale il profitto aveva bisogno?
E poi c’è consumo e consumo ed ha la sua importanza sociale, come l’equilibrio pubblico, un “essere bene” in modo ragionevole. Anche se, moderni Machiavelli, ci sono stati “statisti” sorretti da “grandi accademici” che avevano ridimensionato il mercato attivo in due terzi della popolazione. Poi c’era la “com-passione” (qui ipocrita) della tradizione morale inglese. Prospettive miserabili derivate non di certo dal grande Hume, ma di un Hobbes il cui senso storico dell’antropologia era del tutto incompreso. E pensare che costoro davano a noi, come insulto, dei kantiani, loro che del nume di Königsberg non sarebbero stati capaci di leggere con decenza nemmeno una pagina.
Sono cose notissime, ma un po’ continuano a pesare su di noi, anche se ora non riesco a trovare il modo per dirlo con precisione.
*Vittorio Sereni “Un posto di vacanza”
lunedì 5 agosto 2013
domenica 14 luglio 2013
ABUSIVISMI USA PER IL MUOS DI NISCEMI
di Antonio Mazzeo
La Marina militare statunitense avviò i lavori di
realizzazione del MUOS tre anni prima della firma delle autorizzazioni da parte
della Regione siciliana. La prova inconfutabile della grave violazione delle
norme in materia urbanistica ed ambientale e degli impegni formalmente assunti
da Washington con il governo italiano è stata individuata in un rapporto ufficiale
del Program Executive Office (PMW-146), l’organismo dello Space and Naval
Warfare Systems Command (con sede a San Diego, Califonia) che dirige il
programma del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della US Navy.
Il rapporto dal titolo Mobile User Objective System (MUOS) Communications-on-the-Move (COTM) è stato pubblicato il 28 aprile 2009 ma desecretato solo l’1 aprile 2010 http://www.public.navy.mil/spawar/PEOSpaceSystems/Press/Documents/Mobile%20User%20Objective%20System%20Overview%20Brief%204.1.10-S.pdf ). Esso descrive analiticamente le caratteristiche tecniche del MUOS e dei suoi elementi chiave (satelliti geostazionari e stazioni di terra). Nel capitolo relativo allo stato di avanzamento dei lavori nei terminali terrestri del sistema, alla pag. 14 vengono riportate le foto dei quattro siti prescelti: Wahiawa (isole Hawaii), Australia, Virginia e Niscemi. L’immagine dell’infrastruttura siciliana è eloquente: in un ampio spiazzo ricavato dopo aver rimosso un’intera collina sono già stati completati gli scavi per le tre piattaforme in cemento armato destinate ad ospitare le mega-antenne del MUOS. Attorno al cantiere, perimetrato da una rete metallica, sono ben visibili i sentieri tracciati per gli accessi dei camion e dei mezzi pesanti. Lo stato dei luoghi lascia presupporre che la foto sia stata scattata nell’inverno 2009, ma la valutazione d’incidenza che autorizza i lavori nella stazione terrestre di Niscemi è stata rilasciata l’1 giugno 2011 dall’allora dirigente generale dell’Assessorato regionale Territorio ed Ambiente, Giovanni Arnone, e notificata al Dipartimento di US Navy solo il successivo 28 giugno. Per quasi tre anni cioè i militari statunitensi e le imprese contractor avrebbero operato a Niscemi nel più assoluto abusivismo, con l’aggravante che le opere del MUOS sono state realizzate all’interno della riserva naturale orientata Sughereta di Niscemi, inserita nella rete ecologica Natura 2000 come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) contrassegnato dal n. ITA050007.
Il rapporto dal titolo Mobile User Objective System (MUOS) Communications-on-the-Move (COTM) è stato pubblicato il 28 aprile 2009 ma desecretato solo l’1 aprile 2010 http://www.public.navy.mil/spawar/PEOSpaceSystems/Press/Documents/Mobile%20User%20Objective%20System%20Overview%20Brief%204.1.10-S.pdf ). Esso descrive analiticamente le caratteristiche tecniche del MUOS e dei suoi elementi chiave (satelliti geostazionari e stazioni di terra). Nel capitolo relativo allo stato di avanzamento dei lavori nei terminali terrestri del sistema, alla pag. 14 vengono riportate le foto dei quattro siti prescelti: Wahiawa (isole Hawaii), Australia, Virginia e Niscemi. L’immagine dell’infrastruttura siciliana è eloquente: in un ampio spiazzo ricavato dopo aver rimosso un’intera collina sono già stati completati gli scavi per le tre piattaforme in cemento armato destinate ad ospitare le mega-antenne del MUOS. Attorno al cantiere, perimetrato da una rete metallica, sono ben visibili i sentieri tracciati per gli accessi dei camion e dei mezzi pesanti. Lo stato dei luoghi lascia presupporre che la foto sia stata scattata nell’inverno 2009, ma la valutazione d’incidenza che autorizza i lavori nella stazione terrestre di Niscemi è stata rilasciata l’1 giugno 2011 dall’allora dirigente generale dell’Assessorato regionale Territorio ed Ambiente, Giovanni Arnone, e notificata al Dipartimento di US Navy solo il successivo 28 giugno. Per quasi tre anni cioè i militari statunitensi e le imprese contractor avrebbero operato a Niscemi nel più assoluto abusivismo, con l’aggravante che le opere del MUOS sono state realizzate all’interno della riserva naturale orientata Sughereta di Niscemi, inserita nella rete ecologica Natura 2000 come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) contrassegnato dal n. ITA050007.
La richiesta del Comando US Navy di Napoli-Capodichino per
l’uso e la costruzione del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari fu
approvata il 31 ottobre 2006 dalla
Direzione generale del demanio e dall’Agenzia per la gestione delle
radiofrequenze del Ministero della difesa italiano. Fu tuttavia specificato dai
autorità militari che “prima della messa in funzione del MUOS deve essere
garantito e certificato che le emissioni rientrino nei parametri stabiliti
dalle vigenti leggi italiane e che non interferiscano con emissioni di servizi
già operativi in loco”. Dato poi che il nuovo impianto doveva ricadere in
un’area di 2.509 m2 della riserva
naturale Sughereta, il 24 gennaio 2007 il comando dell’Aeronautica militare di
Sigonella inoltrò specifica richiesta di autorizzazione all’Assessorato
regionale all’ambiente, diretto al tempo dalla niscemese Rossana Interlandi,
esponente dell’Mpa del governatore Raffaele Lombardo.
Dopo il rilascio di un’autorizzazione di massima da parte del Servizio
per i beni paesaggistici naturali ed urbanistici della Regione con
un’istruttoria record di appena 15 giorni, in attesa del progetto esecutivo e
della relazione paesaggistica, il 14 giugno 2007 l’Assessorato inviò al Comune
di Niscemi una prima scarna documentazione sul MUOS. L’iter approvativo entrò
in stand by almeno sino al successivo 3 aprile 2008, quando la Regione trasmise
al sindaco di Niscemi il progetto del nuovo sistema satellitare. Un mese e
mezzo più tardi, il Comune ricevette dall’Aeronautica militare la relazione
paesaggistica e la valutazione di incidenza ambientale predisposta dalla Marina
Usa. Il 9 settembre 2008 fu convocata a Palermo una conferenza di servizi, a
cui parteciparono l’Assessorato regionale territorio e ambiente, la
Soprintendenza dei beni culturali, l’Ispettorato forestale di Caltanissetta
(ente gestore della riserva), il Comune di Niscemi e i rappresentanti di US
Navy e del 41° Stormo dell’Aeronautica. In quella sede fu espresso
all’unanimità parere favorevole sulla compatibilità ambientale del MUOS.
Dopo le prime massicce manifestazioni di protesta da parte
della popolazione locale, il governatore Lombardo e il nuovo assessore
all’ambiente Sorbello decisero di soprassedere alla firma delle autorizzazioni.
Come già scritto, esse giunsero solo l’1 giugno del 2011, accompagnate tuttavia
da una serie di prescrizioni ai lavori: la salvaguardia dei nuclei di
vegetazione arbustiva ed arborea; la protezione delle scarpate dell’impianto
con alcune specie arbustive specifiche; il rispetto delle esigenze riproduttive
degli uccelli migratori abituali “evitando le opere di maggiore impatto tra
aprile e giugno”; il contenimento delle polveri e la riduzione dell’impatto
acustico, ecc.. A ben osservare la fotocriminis nel rapporto 2009 del Program
Executive Office (PMW-146) della Marina Usa è assai difficile credere che i
contractor abbiano pensato di rispettare le (post) prescrizioni atte a
proteggere il fragile habitat della Sughereta di Niscemi. In verità, i No MUOS
avevano già denunciato da tempo che i lavori di realizzazione del terminale
terrestre erano iniziati molto prima che si perfezionasse l’iter autorizzativo.
In un dossier pubblicato nel marzo 2009, la Campagna per la smilitarizzazione
di Sigonella scriveva che “le opere di movimentazione terra e predisposizione
delle piattaforme per le antenne e le torri radio del MUOS hanno preso il via
il 19 febbraio 2008, dopo una breve cerimonia a cui partecipò, tra gli altri,
il direttore del Mobile User Obiective Program della US Navy, Wayne Curls”. Era
stato il settimanale della base di Sigonella Signature, nel numero del 29
febbraio 2008, a descrivere nei particolari la cerimonia di apertura dei
cantieri. “Quando il sistema sarà pienamente implementato, i sistemi di Guerra
avranno la completa capacità di comunicazione per rispondere a tutte le
richieste di missione in qualsiasi parte del mondo”, dichiarò allora Wayne
Curls. “Il terminale MUOS comporterà un piccolo aumento a Niscemi del personale
della Marina Usa. La realizzazione della stazione è prevista entro i prossimi
tre anni…”.
Sempre secondo gli attivisti della Campagna per la
smilitarizzazione di Sigonella, la costruzione dell’impianto fu affidata nella
primavera del 2008 dal Comando US Navy di Sigonella ad un consorzio d’imprese
denominato “Team MUOS Niscemi”, costituito dalla Gemmo S.p.A. di Arcugnano
(Vicenza), società leader nella costruzione d’impianti elettrici e dalla Lageco
(Lavori Generali Costruzioni) di Catania.
“La scoperta dell’inizio dei lavori per l’installazione del
MUOS ancora prima che le autorizzazioni venissero rilasciate dalla Regione, è
l’ennesima gravissima violazione di legge commessa dalla Marina militare Usa in
questa vicenda”, commentano gli avvocati del Coordinamento dei comitati No
MUOS, Paola Ottaviano e Sebastiano Papandrea. “Il TAR di Palermo,
nell’ordinanza del 9 luglio 2013 con cui rigetta la richiesta di sospensiva del
Ministero della difesa, sottolinea il fatto che l’amministrazione militare
statunitense sia sottoposta alla legislazione nazionale e al rispetto della
complessiva disciplina vigente in Italia. Tale obbligo risulta pertanto violato
non solo nel corso dell’iter autorizzativo e all’indomani della revoca di
quest’ultimo, ma addirittura prima ancora che questo venisse iniziato”.
“Ciò non può che aggravare le responsabilità di tutti quei
soggetti che hanno posto in essere tali violazioni, e di tutti quelli che
facendosene complici, le hanno agevolate, facendone pagare le conseguenze ai
cittadini niscemesi e all’intera comunità siciliana”, aggiungono i due legali.
“Inoltre questa scoperta aggrava la posizione del governo americano anche nei
giudizi pendenti innanzi al TAR Palermo; è evidente, infatti, che tutte le
autorizzazioni rilasciate, compresi i nullaosta ARTA relativi ai vincoli
paesaggistici sono falsati da errore sul presupposto e costituirebbero
autorizzazioni in sanatoria non previste dallo specifico procedimento”.
venerdì 12 luglio 2013
GIORDANO BRUNO, PROFETA DEL PENSIERO SANAMENTE ATEO DEL FUTURO.
Più volte ho ricordato il pensatore Giordano Bruno, una delle più brillanti menti della sua epoca, condannato al rogo nel 1600 dalla setta terrorizzante e criminale della Chiesa Cattolica per le sue posizioni filosofiche che anticiparono e ispirarono il pensiero sanamente ateo dei nostri tempi, purtroppo ancora in minoranza nel mondo popolato dai malati mentali volontari seguaci della stessa criminale setta fondamentalista e assassina e del suo criminale Stato dittatoriale cattolico-fascista del Vaticano. Fu un uomo coraggioso che seppe trarre le più estreme conseguenze dalle sue idee: una 'falena dello spirito', che bruciò alla luce dei propri ideali. Ecco le ragioni di detto crimine dalle parole di un grande studioso del filosofo nolano, Anacleto Verrecchia:
"Come si spiega l'accanimento della Chiesa contro il frate di Nola? La risposta va cercata nella filosofia stessa di Bruno, la quale teorizza non solo che l'universo è infinito, ma che è eterno, cioè che è sempre esistito e sempre esisterà. Tutto questo rende superfluo un dio creatore, che infatti non si saprebbe dove piazzare. Ma se non c'è posto per un dio, non c'è neppure per i chierici, suoi ministri: tutti disoccupati! Visto così, Bruno dev'essere subito apparso un filosofo troppo pericoloso per la Chiesa, e ciò spiega perché essa, dopo averlo ucciso, abbia sempre cercato di insegretirlo o almeno di diffamarlo. Se avessimo tutti gli atti del processo, anziché solo frammenti o spezzoni, sicuramente verrebbe fuori che il vero motivo della sua condanna al rogo fu soprattutto la teoria dell'universo infinito ed eterno. Invece la Chiesa ha accettato, in qualche modo, la teoria del Big- Bang, dicendo che solo un essere onnipotente, in altre parole un dio, poteva provocare una simile esplosione cosmica. Già, ma quell'esplosione potrebbe anche far pensare che Dio si sia sparato. Infatti né in terra né in cielo c'è traccia di un essere sommamente buono come quello di cui cianciano i chièrici. Motivi per spararsi non gliene mancavano di certo, dopo aver «creato» un mondo come questo. È ciò che pensa anche Schopenhauer: «Se un dio ha fatto questo mondo, io non vorrei essere quel dio, perché il dolore del mondo mi strazierebbe il cuore»". (Anacleto Verrecchia, “Giordano Bruno" Nachlass, München 1985, III, 57, pag.11).
La casa editrice Donzelli, asservita al pensiero di regime cattolico dopo aver ricevuto esplicite e velate minacce dall'Opus Dei, non pubblica più questo libro, da tempo esaurito nelle librerie. Nemmeno si cura di una sua benefica ristampa. Protestiamo contro questo atteggiamento vile che impoverisce la cultura italiana già gravemente compromessa dal credo religioso, noi liberi pensatori e sanamente atei di cervello facciamoci sentire!
Giovanni Bonomo
sabato 6 luglio 2013
FIGLI DELLE STELLE
"Si dice che quando una persona guarda le stelle è come se volesse ritrovare la propria dimensione dispersa nell'universo" Salvador Dalì. Grazie Margherita!
www.scienzaespirito.it/files/figli_delle_stelle.html
Avv. Giovanni F F Bonomo
www.scienzaespirito.it/files/figli_delle_stelle.html
Avv. Giovanni F F Bonomo
giovedì 27 giugno 2013
MINIMA IMMORALIA
Confesso che
non provo quasi alcun interesse a scrivere sulla politica italiana. Sarà l’età,
ma mi pare che la sua caratteristica sia di parlare di se stessa, dei suoi
equilibri, delle sue rivalità, delle sue fedeltà, dei propri conflittuali
slogan per incontrare sogni e desideri e quindi guadagni e perdite, talora
delle sue memorie (quando ci sono) sempre un po’ falsificate. Ci sono poi i
commentatori, esegeti del nulla chiamati a razionalizzare gli eventi elettorali
che (almeno da noi) hanno poco a che vedere con la realtà e con il futuro.
Lasciamo stare i tangheri fuori senno e i truffatori sbocciati nella prima
giovinezza cara alle mamme. E facciamo eccezione a rovescio per qualche
onorevole (ci sarà pure qualcuno che frequenta l’onore contemporaneo anche se
non è quello regale di Francesco primo, né quello del personaggio della prima
sezione dei Sonnambuli di Broch) e
poi qualche commentatore privo di specchietto autovisore. Tra costoro merita qualche
stima chi ha imparato a usare bene la testa facendo lezione all’Università des
beaux temps de jadis.
Per altri, qualsiasi sia il luogo dal quale parlano, affrontano le questioni non per quello che sono
-impresa superiore sia alle loro energie sia al luogo
dell’emettenza- ma per il modo in cui è utile dirle per trarne il vantaggio
dall’effetto che fa. Con franchezza, anche se escludiamo signore sciocche
(volgari?) e presuntuose come farfalle intorno a settecentesche fiammelle, e
signori impavidi e fieri come fotocopie dei tre moschettieri, questa situazione
è tutt’altro che facile da superare. Un’analisi storica seria potrebbe mostrare
che ciò di cui si parla è quanto resta dalla evoluzione della tradizione
democratica. Perché? L’importanza di una decisione -lo converrebbe chiunque-
dipende da “cosa” si decide, e il “cosa” si decide provoca l’importanza o meno
di chi decide. Decidere quali scarpe mettere non fa nascere il soggetto libero
(trascendentale, non facciamo errori) kantiano, ma decidere la guerra con il
dolente messaggio ai propri “popoli” come fece, distruggendo l’Austria e
l’Europa, Franz Josef, è conforme alla figura dell’imperatore e alla sua
sbagliata vecchiezza.
Oggi le “cose”
di cui può parlare l’insieme delle emittenti politiche ha sempre più il
carattere di una controversa autobiografia, anche se il problema è quello di
una gioventù senza tempo.
Di “cosa” possono parlare con pochi gesti informatici i
poteri economici, soprattutto finanziari che condizionano non poco i come, e
perché, i dove, e quando della produzione materiale.
I filosofi alla moda parlano di fantasmi simili (così
pare) a quello che inizia il “Manifesto” di Marx-Engels, e non certo a quello
della commedia popolare. Se consideriamo i fantasmi come reali viene il
sospetto che i personaggi reali, anche se pieni di buona volontà, diventino
fantasmi. La ragione è piuttosto semplice: le ragioni che restano da discutere
sono quasi irrilevanti, o quasi, anche se sono conflitti o fatti obiettivi
derivanti da una imprendibile provvidenza. E le foto di gruppo dei potenti della
terra col tempo diventano ricordi di una gita qualsiasi, nemmeno al faro…
Allora? Allora, è il capitalismo, bellezza.
Che non si può nemmeno pregare e forse ci vogliono degli
dèi per essere addomesticato a misura dell’intelligenza e della fame degli uomini,
e dell’infinita fioritura della natura.
Questo
percorso non è però un invito al nulla. Vorrebbe essere un invito, un poco
patetico, a pensare alla polis con decenza riguardo al logos e con indifferenza
riguardo a se stessi.
Anonimo Lombardo
martedì 25 giugno 2013
COMUNICATO STAMPA
L'Europa fa marcia
indietro sulla privatizzazione dell'acqua
Il Commissario
Europeo Barnier dà ragione ai cittadini
Roma. Il
Commissario Europeo Michel Barnier si dichiara contrario alla privatizzazione
del servizio idrico e firma una dichiarazione che va incontro all'Iniziativa
dei Cittadini Europei (ICE) Right2Water.
L'ICE per l'acqua pubblica è stata sottoscritta da un
milione e mezzo di cittadini in tutta Europa, anche in Italia grazie al lavoro
del Forum italiano dei movimenti per l'acqua e della FpCgil.
Con una dichiarazione ufficiale diffusa il 21 giugno scorso,
Barnier esclude l'acqua dalla direttiva sulle concessioni e rassicura i
cittadini dell'Unione Europea: “Capisco bene la preoccupazione che deriva da
una privatizzazione dell'acqua contro la vostra volontà, anche io reagirei allo
stesso modo”.
Per l'ennesima volta viene smentita la litania dei fautori
delle privatizzazioni, quel “ce lo chiede l'Europa” continuamente ripetuto per
giustificare la cessione ai privati del servizio idrico e già sconfitto dal
voto popolare nel referendum del 2011.
In Italia è intanto iniziato lo sprint finale per
raggiungere l'obiettivo di firme per l'Iniziativa dei Cittadini Europei citata
da Barnier, affiancando così anche il nostro paese agli undici che l'hanno già
fatto, per raggiungere un risultato storico.
È possibile firmare online su www.acquapubblica.eu
Luca Faenzi
Ufficio Stampa Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
ufficiostampa@acquabenecomune.org
+39 338 83 64 299
Skype: lucafaenzi
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax. 06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00
www.acquabenecomune.org
sabato 22 giugno 2013
NEL 10° ANNIVERSAROI DELLA MORTE DI PEPPO PONTIGGIA
NEL 10° AVVERSARIO DELLA MORTE DI PEPPO PONTIGGIA
di Pier Luigi Amietta
§ Approfitto spudoratamente della sua impossibilità di replicare, lui che ci ha lasciato un gustoso raffinatissimo opuscolo intitolato “Gli aggettivi nella critica letteraria” e dico che tutta la sua arte di scrittore - e anche tutta la sua vita di uomo - potrebbero essere strette in due coppie di aggettivi nelle quali circoscriverle, senza limitarle: semplice e preciso, limpido e profondo: sembrano due ossimori, e invece sono le sue cifre essenziali, le quattro dimensioni ch’egli integrava e rendeva continuamente compatibili con la letteratura, la critica, la poesia, l’arte dello scrivere, non meno che ogni suo altro approccio con le persone e col mondo. E questo è un indicatore sicuro dei veri grandi.
venerdì 21 giugno 2013
L’identità culturale europea è un valore non negoziabile. L’eccezione culturale.
La globalizzazione e lo scambio
planetario di informazioni e di conoscenza, senza barriere linguistiche e
tecnologiche, non può che apportare benefici per l’evoluzione del pianeta, ma
le specificità culturali dei Paesi membri dell’Unione Europea e dell’Unione
stessa vanno salvaguardate, tenendo la produzione culturale al di fuori delle
leggi di mercato.
Questo è in sostanza il motivo che ha indotto il capogruppo del
Parlamento europeo David Sassoli e l’eurodeputata Silvia Costa, membro della
commissione Cultura, ad applaudire alla decisione del Consiglio Affari Esteri
di escludere i servizi culturali e audiovisivi dall’accordo di libero scambio
con gli Stati Uniti, dopo l’incontro dei G8 a Lough Erne in Irlanda del 17
giugno scorso, in cui è stata fissata la data dell’8 luglio p.v. per l’inizio
del negoziato a Washington.
Per quanto l’Italia, nel corso delle
trattative, sia stata favorevole all’inclusione della cultura e del cinema
nell’accordo, la Francia si è impuntata e ha fatto valere la c.d. eccezione
culturale, opponendosi, insieme agli altri Paesi membri dell’Unione Europea
firmatari della richiesta, alla mercificazione della cultura, in favore dell’industria
culturale europea.
Si tratta di escludere i servizi
audiovisivi da ogni liberalizzazione commerciale a fronte dello strapotere
dell’industria audiovisiva americana, rivendicando la specificità cultuale dell’Europa
e dei suoi stati membri, che può essere sostenuta anche con quote e altri
incentivi, senza giocare al ribasso dei prodotti di solo intrattenimento. L’identità
culturale europea è insomma un valore non negoziabile.
Milano, 19 giugno 2013 Avv. Giovanni Bonomo
Centro Culturale Candide
Iscriviti a:
Post (Atom)



