LE SORGENTI EROTICHE
DELL’ARTE
di Franco Toscani

Thomas Mann
Thomas
Mann e l’eros di Michelangelo.
Qual è la
fonte della produzione artistica? Per avvicinarci a una risposta, partiamo da
un breve e folgorante scritto di Thomas Mann, Die Erotik Michelangelo's (L'eros
di Michelangelo), pubblicato per la prima volta nel 1950 sulla rivista
zurighese "Du" e poi accolto in Altes
und Neues (Cose vecchie e nuove, 1953).
Si tratta di una recensione alle poesie di Michelangelo Buonarroti, pubblicate
a Celerina (Svizzera) nel 1950 in un'edizione bilingue, italo-tedesca, a cura
di Hans Mühlestein; è un libro la cui passionalità erotica scuote profondamente
Mann, che proprio in quei giorni del luglio 1950, quando lo legge, è investito
dalla disperata passione senile (lo scrittore ha allora 75 anni) per un giovane
di cui si era invaghito in un albergo a Zürich.
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| Thomas Mann |
Come testimoniano i Diari 1949-1950, tornano dunque, a distanza
di quasi quarant'anni, gli sconvolgimenti interiori e i turbamenti sessuali
vissuti sulla pelle da Ascenbach in Morte
a Venezia (1912). Torna un erotismo indomito, la perdizione in due begli
occhi giovanili, la sensualità della malattia d'amore e, insieme a tutto ciò,
la rinuncia amorosa, la sublimazione nella scrittura, il rinvio al nesso
ineludibile tra amore e creazione, il movimento e sconvolgimento platonico
interpretante la perdizione nel bello come tensione allo spirito e al divino.
Il libro michelangiolesco curato
da Mühlestein commuove lo scrittore tedesco per la "sconvolgente
schiettezza" e la "potenza sentimentale spesso disperata", per
le confessioni e gli sfoghi della grande anima italiana che si dibatte tra
bellezza e amarezza, amore e dolore, speranza e disillusione, delizia e
tormento, desiderio e miseria. Alla base delle poesie di Michelangelo vi è una
incredibile "ricchezza di passione, segno di una gigantesca e tormentata
vitalità".
Mann s'interroga sulla sorgente
della malinconia dell'artista: "Da che cosa deriva la costante malinconia
di un creatore cui il cielo ha concesso una sovrumana potenza artistica? Credo
che la chiave di questo mistero sia una sensualità straordinaria e opprimente,
che insieme, però, anela di continuo alla purezza, allo spirito, al divino, e
interpreta sempre sé stessa come un'aspirazione trascendente".
Nelle sue poesie, che si
estendono per decenni e che sono quasi tutte canti d'amore, Michelangelo arde
sempre d'amore e continua ad essere affascinato, anche in età molto avanzata,
dai bei visi: "Il desiderio che lo spinge è l'amore, un innamoramento senza fine, lungo quanto la sua vita, volto
alla figura umana, alla bellezza vivente, al fascino che emana dall'uomo: una
tenace forza d'amore, una disposizione al beato tormento di essa, quali si
ritrovano in altre vigorose nature dotate di sensibilità e di resistenza
sensuale, ad esempio in Goethe e in Tolstoj".
Michelangelo esalta nelle sue
liriche la grazia della beatitudine, il fascino di un bel volto, degli occhi,
dello sguardo che, secondo la modalità tipica dell'eros platonico, "porta
con sé fin dall'inizio qualcosa di spirituale, di sensibilmente
sovrasensibile", che sulla terra si chiama amore e che si innalza verso la
luce celeste. È un amore nobile, che "eleva lo spirito al cielo, il
terrestre al divino"; è un amore che, come in Morte a Venezia, fa anche morire per il bello. Quella di
Michelangelo è una poesia che non si stanca di indicarci l'enorme felicità che
la bellezza ci dona e l'enorme dolore che essa ci infligge.
Mann valorizza pure i pensieri
sull'arte di Michelangelo, arte che è strettamente collegata e trova la sua
scaturigine nell'amore e nel senso della bellezza; arte che è consolatrice nel
garantire gloria imperitura alle opere dell'artista; così, il disegno che
Michelangelo ha fatto di uno dei suoi amori, Vittoria Colonna, ci fa
comprendere la spiritualità dell'eros
michelangiolesco, spiritualità "radicata in una sensualità
fortissima". I versi di questo titano testimoniano anche della durezza e
miseria della sua vecchiaia, ci rammentano come amaramente si conclude la
nostra esistenza, ma furono sempre l'amore, l'entusiasmo erotico, il desiderio
e l'attrazione della bellezza la molla, la fonte ispiratrice della sua attività
artistica. Michelangelo ha conosciuto e incarnato nella sua stessa vita
l'intima unione tra la passione amorosa, la dedizione alla bellezza e la
creazione artistica. Così, insistendo sulle sorgenti erotiche dell'arte, Mann
conclude il suo saggio su Die Erotik
Michelangelo's.





