TEATRO
di Giancarlo Sammito

Carlos Gardel
Il
tango di Carlos Gardel al Teatro della Memoria di Milano.
“Niente
creatività senza rischi”, diceva un personaggio in Tangos - l’esilio di
Gardel, il film del 1985 diretto da Fernando Solanas, che trattava dei
diritti politici degli argentini a Parigi alla fine degli anni Settanta e delle
profonde contraddizioni nella loro integrazione culturale in relazione alla
storia e allo spirito del tango. Rischi che anche Carlos Gardel seppe prendersi
con dedizione viscerale e audacia,
ci
suggerisce Tango che passione, Carlos Gardel alle origini del tango, lo
spettacolo sospeso tra il teatro di varietà e la seducente lezione di musica e
storia, in una avvincente sintesi di riporti biografici, passione, canzone e
poesia. La musica dal vivo di Gianpietro Marazza (fisarmonica) e Sandro
Gelmetti (pianoforte) è inframmezzata a stralci di film dello stesso Carlos
Gardel e ai tanghi eseguiti in scena dalla coppia Adriana Pulejo, che è anche
cantante, e Francesco Monte. Tutti elementi che fanno di memoria e rimpianto,
amori perduti, struggente nostalgia - tematiche portanti nello spirito del
tango - una avvincente, allegra alchimia scenica tenuta dalla voce narrante e
dalle qualità attoriali di Alberto Grasso. Così il racconto della vita di
Carlos Gardel e delle sue gesta, messo in scena lo scorso 15 marzo sul palco
del benemerito Teatro della Memoria, invita a scoprire racconti nel racconto e
nuovi dettagli. Ad esempio con la storia della famiglia di Astor Piazzolla che
ospita a casa Gardel, ghiotto della pasta con le sarde preparata con
palermitana maestria dalla mamma dell’appena tredicenne Astor, o quella della
controversia sugli autentici luogo e data di nascita di Charles Gardès o Carlos
Gardel, o dell’incidente sulla pista dell’aeroporto di Medellín, in Colombia,
dove l’attore e compositore francese naturalizzato argentino, che elevò alla
fama mondiale l’espressione artistica nata nei sobborghi di Buenos
Aires e Montevideo, perse prematuramente la vita.

Foto di scena






