LETTERA A TRAVAGLIO
di Marco Vitale
Condivido
la gioia per la netta vittoria del No alla Riforma costituzionale voluta
dal governo Meloni. Mi congratulo con Te personalmente e con l’intera compagine
del Fatto Quotidiano che tanto avete contribuito a questa vittoria, voce
indipendente e quasi isolata nel contrastare le macroscopiche menzogne con le
quali i capi della compagine del Sì hanno cercato di ingannare gli
italiani. Ma il sospiro di sollievo per lo scampato pericolo è stato presto attenuato
dai primi commenti sull’esito del Referendum sentiti in televisione. Si sono
tutti scatenati su questioni di minore importanza o, comunque, estranei al
significato profondo del Referendum. Nella prima mezza giornata di commenti non
ho sentito quasi nessuno commentare il significato più profondo del referendum,
mentre è proprio su questi che bisogna richiamare l’attenzione e la riflessione.
Tenterò di proporre, con alcune riflessioni, alcuni punti che mi sembrano fondamentali.
Perché gli italiani
sono tornati a votare in buon numero?
Perché hanno capito che era una
votazione importante, se non, a lungo termine, esistenziale, come quando si
votò il referendum tra Monarchia o Repubblica. Perché hanno voluto comunicare,
con il loro voto, che credono ancora fortemente nella nostra Costituzione,
unico e saldo baluardo, contro svolazzi e bischerate varie, tipo, primariato a
colpi di maggioranza e senza discussione in parlamento né confronto serio.
Perché sono rimasti fedeli alla democrazia. Perché, al contrario di quello che
credevano molti capi della compagine del Sì e nonostante tutto l’impegno che ci
hanno messo, la maggior parte degli italiani ha dimostrato di non avere gli
anelli al naso.
Perché gli italiani non
solo hanno votato in buon numero ma hanno votato No a questa riforma?
Perché hanno respinto un attacco
grossolano e riempito di menzogne contro la magistratura in blocco, ed hanno
sentito il dovere di proteggerla come pilastro indiscutibile della Costituzione
e dello stile di diritto e hanno voluto esprimere il loro apprezzamento per
ringraziare i tanti valorosi e coraggiosi magistrati, vivi e morti, che onorano
la loro professione. Questo non vuol dire che tanti che hanno votato No
pensino che non sia necessario fare riforme importanti e significative nella
magistratura. Questo No vuol dire: vogliamo una magistratura più forte
non più debole, più libera non più asservita, con più mezzi e non con meno
mezzi, più rispettata dalla politica e non meno rispettata. E chiediamo che i
Nordio e le Bartolozzi cambino mestiere. Propongo che da subito si incominci a
studiare, elaborare e proporre proposte serie per correggere quello che va
corretto nelle disfunzioni e debolezze della magistratura.
Perché i No hanno di
gran lunga sorpassato il numero di voti che i partititi politici hanno ottenuto
nelle più recenti elezioni politiche e amministrative?
Perché sono confluiti nel No
anche molti voti che vengono impropriamente attribuiti ai partiti
dell’opposizione. Sono voti per la Costituzione non voti contro la Meloni, ma
contro la sua linea istituzionale che, passando per una loro legge elettorale
con un premio di maggioranza esagerato, sarebbe sfociata nel primariato come
scardinamento finale della Costituzione. Oltre agli indirizzi di partiti, sindacati,
associazioni e giornali (pochi e poco), si è formato un tessuto di reti
spontanee e volontarie che si sono legate e quindi si sono scambiate idee, riflessioni,
paure, speranze che hanno contribuito al livello e all’esito del voto. Ho
partecipato ad alcune di queste reti e non ho mai sentito parlare, né ho io mai
parlato, di un voto contro la Meloni. Si è parlato di Costituzione, di minacce
istituzionali, di risveglio democratico, ma mai di governo, di primarie, di
politica estera, di vicinanza a Trump e simili che sono i temi che ho sentito
rimbombare nel primo pomeriggio del dopo referendum, soprattutto in giornalisti
e altri professionisti della politica politicante.
Perché i sondaggi e i
giornalisti, in grande maggioranza, sbagliano regolarmente le loro previsioni e
le hanno sbagliate clamorosamente anche in questo referendum?
Basta ascoltare i loro commenti sul post referendum per dare una risposta a questa non difficile domanda. Si parlano solo tra di loro e non ascoltano mai cosa si dice nel Paese.
Perché, secondo le
attribuzioni di voto, la grande maggioranza di chi vota Lega ha votato per il Sì?
Perché è una Lega che non ha più
niente in comune con quello che fu la Lega di Bossi e che aveva sollevato molte
speranze.
Perché nessuna persona
responsabile ha, sino ad ora richiesto, le dimissioni di Meloni?
Perché le difficoltà che il Paese
deve affrontare in questo terribile periodo, soprattutto sul piano economico,
sono tali che solo degli irresponsabili possono chiedere le dimissioni del
Governo. Il Paese, nell’interesse di tutta la collettività, ha bisogno
che il Governo tenga botta e si prepari, come del resto devono fare le
opposizioni, per il confronto politico a tempo debito sui programmi e sulla
classe dirigente degli schieramenti che si confronteranno per il Governo. Certo
sarebbe decente che il responsabile primo di questo referendum berlusconiano e
cioè il Ministro Nordio e la sua capo di gabinetto dessero le dimissioni. Ma la
decenza, così come il coraggio non si può né imparare né insegnare. Ma il
governo deve reggere, anche se indebolito. Ciò non vuol dire che il significato
di questo referendum non sia anche politico e che nel voto non abbia giocato un
ruolo anche l’insoddisfazione per la politica economica ed estera del governo
Meloni. Come si può pensare che una votazione di questo tipo non abbia un
contenuto politico? Ce l’ha e grande. Ma insieme a tanti altri temi sui quali i
cittadini dovranno esprimere un voto politico e di governo. Questo è stato un
voto per la Costituzione. Certamente le analisi più
approfondite del voto che ci forniranno gli esperti, permetteranno approfondimenti.
Soprattutto quelli sulla distribuzione territoriale e sull’età dei votanti, saranno
molto utili, purché non vengano annacquate con eccessivi tecnicismi e
trascurando i temi fondamentali che ho cercato di delineare. Per ora questo
voto, schiettamente italiano e non partitico e strettamente costituzionale come
la natura del referendum richiedeva, ci dona un momento di sollievo e di
speranza. Non sprechiamolo, una ennesima volta, con risse di parte e con
tecnicismi di politica politicante, se non con analisi menzognere.



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