CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA
Comunicato
delle Organizzazioni palestinesi in Italia.
Da oggi,
ogni parola su democrazia, libertà o diritti umani pronunciata dagli Stati
Uniti o dall’Europa è solo il rantolo di un Impero morente che cerca di nascondere
il proprio volto di carnefice. L’attacco congiunto statunitense e “israeliano”
sferrato all’alba del 28 febbraio 2026 contro l’Iran è l’innesco di una guerra
totale nella regione, un messaggio di ferro e fuoco all’intera umanità. Mentre
da settimane a Ginevra si tenevano negoziati tra Teheran e Washington, e
proprio mentre l’Iran cercava un possibile, seppur fragile, percorso
diplomatico, gli Stati Uniti insieme al loro braccio armato e figlio prediletto
– “Israele” – e ai loro alleati decadenti in Europa, hanno scelto la via della
distruzione. Hanno sputato in faccia all’opinione pubblica mondiale, e la
macchina della propaganda in Italia e in tutto l’Occidente è già partita a
mille, tentando di vendere questa becera aggressione come un fantomatico
“attacco preventivo”. Con questa mossa, dichiarano di essere, ancora una volta,
i padroni del mondo, rivendicando apertamente il diritto di esercitare ogni
forma di violenza per mantenere il proprio dominio globale. A rendere ancora
più esplicite le mire di questa aggressione sono le parole pronunciate pochi
giorni fa dallo stesso ambasciatore statunitense in “Israele”, Michael
Huckabee, che in un’intervista ha dichiarato senza mezzi termini che l’entità
sionista avrebbe un “diritto biblico” a controllare le terre che si estendono
dal Nilo all’Eufrate, aggiungendo che “sarebbe giusto se prendessero tutto”.
Dichiarazioni che sono conferma di un progetto chiaro: la creazione del
cosiddetto “Grande Israele”, l’egemonizzazione dell’intera regione attraverso la
distruzione di ogni popolo o Stato che si opponga a questo disegno.
Il sistema di sicurezza fondato sull’egemonia statunitense è ormai crollato, e la guerra si estende oltre i confini dell’Iran colpendo le basi USA nella regione. Non si tratta di attacchi contro i popoli arabi, ma della risposta alle infrastrutture militari da cui partono le aggressioni. I governi che hanno ospitato queste basi si ritrovano ora esposti a un conflitto che hanno contribuito ad alimentare: nessun paese che sostiene la presenza militare statunitense è al sicuro, e l’architettura di potere costruita da Washington nella regione mostra tutta la sua fragilità. Le immagini della distruzione che giungono da tutta la regione – mentre le basi USA in Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Emirati, Giordania, Iraq e Kuwait vengono colpite una dopo l’altra – indicano chiaramente che l’Impero ha varcato una linea rossa; la guerra tornerà all’interno dei suoi confini, i mali inflitti torneranno a colpire chi li ha causati. Per questo chi lotta all'interno dell’Impero ha oggi una responsabilità storica. I movimenti, le realtà antagoniste, ogni forza realmente oppositiva, devono organizzarsi per fare fronte comune contro i criminali che ci governano: da “Israele” agli Stati Uniti, passando per l’Italia. E qui è necessario registrare ciò che sta accadendo in queste ore a Roma, dove le dichiarazioni dei ministri rivelano un'ipocrisia senza precedenti e una complicità vergognosa con l’aggressione in corso. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha dichiarato: “L’idea è quella di costringere l’Iran a cambiare politica, a sedersi a un tavolo negoziale e desistere dall'idea di dotarsi di un'arma nucleare”. Parole che suonano come una beffa atroce: mentre i jet “israeliani” e statunitensi devastano obiettivi militari e civili, il governo italiano “spera” che l’aggressione serva a riportare l’Iran al tavolo negoziale. Ma quale tavolo? Quello stesso tavolo a cui Teheran era seduta da settimane a Ginevra, proprio mentre USA e entità sionista preparavano l’attacco? La menzogna è così trasparente da offendere l’intelligenza di chiunque. Ancora più esplicito e criminale è il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che in un'intervista a SkyTg24 ha difeso apertamente l’attacco: “Le soluzioni non sono mai quelle di risolvere con la guerra, ma se ‘Israele’ viene minacciata per la sua esistenza, reagisce attaccando. Il problema, ripeto, è l’arma nucleare e il numero dei missili a lungo raggio dell’Iran che possono colpire anche l’Occidente”. Tajani ha aggiunto che “l’obiettivo americano è quello di eliminare qualsiasi rischio nucleare per l’Occidente, innanzitutto per “Israele”. Ecco dunque svelato il ruolo dell’Italia: un alleato fedele che giustifica, che legittima, che propaganda. Tajani non si limita a “monitorare”: difende l'attacco, lo spiega, lo presenta come una reazione legittima a una presunta minaccia.
Intanto le basi italiane – da Sigonella ad Aviano –
continuano a funzionare come piattaforme logistiche per le operazioni
statunitensi. Il governo tace su questo, non ne parla, non lo dichiara. Ma i
fatti sono sotto gli occhi di tutti: il territorio italiano è già una
piattaforma della guerra, e le dichiarazioni dei ministri sono il velo di
ipocrisia con cui si cerca di coprire questa complicità. Il nostro compito,
dunque, è rompere questo ingranaggio. Boicottare l’economia di guerra, opporci
al riarmo, denunciare il coinvolgimento diretto e indiretto nelle aggressioni
imperialiste in Palestina, in Iran, nel mondo arabo e in tutta la regione.
Chiamiamo al boicottaggio attivo della guerra, delle armi, delle infrastrutture
militari, dell’economia che si nutre del sangue dei popoli. È il momento di
dare una risposta decisiva alla guerra sistemica che l’Impero scatena per
difendere i propri profitti e realizzare i propri sogni di dominio, vedendo in
noi solo carne da macello per i suoi interessi politici ed economici.
Associazione dei Palestinesi in Italia (API)
Giovani Palestinesi Italia (GPI)
Unione Democratica Arabo-Palestinese (UDAP)




