IL FUCILE
DI MAGRITTE
di Angelo Gaccione
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René Magritte
Le survivant
Di recente il mio amico scrittore
Cesare Vergati, mi ha mandato la foto di una cartolina che riproduce il dipinto
“Le survivant” (Il sopravvissuto) di René Magritte. L’aveva acquistata lo
scorso anno al Museo dell’artista a Bruxelles. Me ne aveva parlato al telefono
e il soggetto mi aveva molto incuriosito: perché sono un grande estimatore di
questo pittore e perché non conoscevo quest’opera realizzata nel 1950. Si trova
a Houston, nel Texas, e appartiene alla Menil Collection. Raffigura il ritaglio
di una stanza, un interno borghese, in cui un fucile in primo piano è
appoggiato in verticale con il calcio insanguinato sul pavimento, e la bocca
della canna sulla tappezzeria di una parete a fiori. Un’arma da fuoco è sempre
una visione inquietante, anche se non spara; questa di Magritte lo è ancora di
più perché il calcio poggia su una macchia di sangue: sul delitto.
Simbolicamente il messaggio di Magritte è perentorio e non concede alibi di sorta:
le armi uccidono, spargono sangue, procurano morte, e dunque, bisogna
liberarsene. Quello che sono diventate le armi nel tempo in cui viviamo, è noto
a tutti. Alla loro produzione contribuiscono, in eguale misura, tecnici,
scienziati, industriali, operai. Ad alimentare questa barbarie sono gli uomini
di Stato e di Governo. A loro volta, gli ambienti militari ne sollecitano di
vieppiù “efficienti” e distruttive. A distanza di cinque anni dalla fine della
Seconda guerra mondiale, Magritte avrebbe potuto dipingere un’apocalisse, dato
l’impiego delle armi atomiche. Ha preferito veicolare il suo messaggio
pacifista con un simbolo molto più domestico e alla portata di tutti: un
fucile, per ammonire ogni singola coscienza, per mettere al bando la morte. Un
fucile lo abbiamo avuto per molto tempo anche in casa nostra. Mio padre vi
andava a caccia, ma non ricordo che una sola selvaggina fosse entrata nella
nostra povera cucina. Un giorno però, portò dei pettirossi abbattuti dalle
pallottole. Lo costrinsi a vendere il fucile. Fu allora che nacquero,
simultaneamente, un nemico della guerra e uno scrittore.
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| René Magritte Le survivant |

