NE AVEVANO FATTO UN EROE
“Sostengo Adolf, ma ognuno è libero di fare ciò che vuole”. “Non vogliamo vivere con
gli africani, che siano criminali o meno”. “Vogliamo il fascismo”.
Sono alcuni tra le migliaia di post che Quentin Deranque, il ventitreenne,
picchiato a morte a Lione (Rodano) da un gruppo di antifascisti il 12 febbraio,
ha pubblicato sotto pseudonimo sul social network X, scoperti da
Mediapart. Rivelano la portata del suo pensiero razzista e antisemita, basato
sulla glorificazione del fascismo e sulla nostalgia per il nazismo. Descritto
dalla sua famiglia come una persona “di una nobiltà d’animo impressionante” e
un cattolico devoto che “dedicava le sue notti ad aiutare i senzatetto e alla
lettura”. La destra e l’estrema destra francese si erano subito affrettate a
farne un martire, e persino l’Assemblea
Nazionale ha osservato un minuto di silenzio il 17 febbraio in suo onore. Quel
giorno, l’intera Assemblea Nazionale si alzò in piedi in aula, così come i
membri del governo. Naturalmente la violenza ci fa orrore, sempre: quella
smisurata e criminale dei Governi e degli Stati che bombardano civili
innocenti, così come quella dei singoli individui, anche se operata su chi ha
idee tanto aberranti e disumane. Però mai dimenticare il detto biblico: “Chi
semina vento raccoglie tempesta”.


