DISTURBARE I MANOVRATORI
di Luigi Mazzella
Panem et circenses, ma anche pace e neutralità
Dopo più di duemila
anni di battaglie in nome di pretese verità assolute, religiose o ideologiche
(rivelate rispettivamente da presunti rappresentanti sulla Terra di divinità
celesti o escogitate da sedicenti Maestri del pensiero); dopo oltre venti
secoli di false fandonie su fatti alterati (se non più supposti che reali) di
storia o di cronaca; dopo il crollo clamoroso di utopie fantasiose e
irrealizzabili (e comunque mai realizzate o disastrosamente attuate con
violenza da tirannie feroci e sanguinarie, dopo l’accertata
incapacità di fumisterie diplomatiche a incidere nei rapporti internazionali, dopo
tutto ciò, la gente comune, la cosiddetta massa amorfa dei governati, in
Occidente (forse) e in Italia (di certo) sembra sul punto di dire: basta!
Il che non significa che i quidam
de populo, risvegliatisi da un ottundente torpore, pretendano un
cambiamento che sostituisca una rotta ideale invece di un'altra: no! La loro
scelta è quella di “lasciar fare” sempre di più ai cosiddetti “addetti ai
lavori” (id est: gli uomini dediti alla politica).
E ciò per effetto non di certo per una
ritrovata fiducia nelle loro capacità di governo (che diventano
sempre più basse e sconcertanti) quanto per il fatto che, dopo aver concionato
di finti e irraggiungibili obiettivi, si sono accordati tutti (appartenenti ai
cosiddetti poli di sinistra, di centro, e di destra) a garantire alla “plebe”,
come ai tempi di Giovenale a Roma, solo panem (sotto
forma di bonus, sussidi, redditi variamente denominati, agevolazioni,
benefici) et circenses (festival di vario tipo, manifestazioni
sportive, agonistiche e persino, con gusto macabro, meste e
ripetutissime commemorazioni di eventi tragici).
L’uniformità dell’offerta politica
consentirà, certamente, ai rappresentanti del popolo (da eleggere al
Parlamento e al Governo del Paese) di non dover più dare prova e dimostrazione
di falsi buonismi, di risparmiarsi di dichiarare ipocritamente inavvertite
solidarietà di tipo umano, sociale o geopolitico, ma essi non potranno
liberarsi dal peso di osservare scrupolosamente un’altra massima del pensiero
romano: salus rei publicae suprema lex est.
Il che significa che in un
frangente drammatico qual’ è quello che stiamo vivendo in questi giorni nella
nostra “nei secoli martoriata Europa” (con redivivi Napoleoni desiderosi di
altre Waterloo, di “eredi” ariani di più ampio numero rispetto, ai tedeschi
smaniosi di armarsi nuovamente di tutto punto per aggredire la
Russia con il rischio di ripetere “i nefasti” della seconda guerra mondiale,
con inglesi, nostalgici masochisti dell’epiteto di “perfida Albione”,
largamente usato in Francia fin dal secolo XVII) è all’ Italia che
essi dovranno innanzitutto pensare come “lex suprema”, superiore a ogni altro
impegno internazionalmente assunto.
Suggerimento: un
ritorno al sistema proporzionale di votazione favorirebbe la scelta dei partner
di governo in momenti difficili come quello attuale, dove è in gioco la
sopravvivenza del Paese. Allo stato, i pazzi e i sanguinari sono presenti
in tutte le “coalizioni” (di destra, di sinistra e di centro) previste
dall’attuale, osceno sistema elettivo, che possiamo definire “maggioritario per
la minoranza meno minoranza”.
A cambiare una legge elettorale non ci
vuole molto. Occorre, però, non porre indugio e fare presto per isolare in
un unico ghetto (come quelli “anti pestilenziali” di epoche remote) tutte
quelle forze che vogliono la rovina del Paese, ingigantendo pericoli
inesistenti. Se a votare saranno tutti i pacifisti presenti in Parlamento la
maggioranza necessaria dovrebbe esserci. E per le votazioni si potrebbe sperare
in un radicale ridimensionamento degli astensionisti (pacifisti delusi dalla
presenza di guerrafondai, manifesti o mascherati, in ogni coalizione). Per
il resto, parafrasando con un mutamento il titolo di un noto film: “L’Europa
può attendere!” Per “rovinarsi” c’è sempre tempo!